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UNA SPERIMENTAZIONE ALTERNATIVA E RESPONSABILE OGGI È POSSIBILE, GRAZIE AL CENTRO 3R DI PISA

Ridurre fino ad eliminare la sperimentazione sugli animali da oggi è una possibilità concreta, grazie alla nascita del Centro 3R, il Centro interuniversitario per la promozione dei principi delle 3R nella didattica e nella ricerca, in cui le tre R si riferiscono a Replacement (ovvero metodi alternativi per sostituire la sperimentazione animale), Reduction (intesa come riduzione al minimo del numero di cavie animali utilizzate) e Refinement (perfezionamento continuo dei metodi utilizzati per ridurre il più possibile la sofferenza degli animali).

Questo centro (che non ha una sede fisica) ha visto la luce grazie alla collaborazione tra l’Università di Pisa e l’Università di Genova, che hanno unito le forze per dare vita a quella che è che una novità assoluta nel panorama accademico italiano, ed è stato inaugurato al Centro Congressi delle Benedettine a Pisa.

L’obiettivo è quello di sviluppare un metodo scientifico in grado di sostituire gradualmente la sperimentazione animale con l’utilizzo di metodi alternativi, puntando a sensibilizzare studenti, docenti e ricercatori a tal fine.
In questo senso sono già in programma numerose iniziative, volte ad istituire nuovi corsi che vadano a formare una nuova generazione di scienziati maggiormente responsabili: come affermato da Anna Maria Bassi, vice direttrice del Centro, “il coinvolgimento di giovani ricercatori è fondamentale nella sperimentazione di nuovi sistemi in vitro, in vivo e in silico per garantire la salute umana e animale, e per la tutela dell’ecosistema. […] Bisogna educare i giovani ad avere una mentalità aperta alle innovazioni per ottenere miglioramenti visibili nell’applicazione delle 3R, delle scienze della vita e dell’istruzione, sia a livello nazionale che internazionale, nel campo della ricerca scientifica di base, traslazionale e applicata“.

Sono complessivamente 61 i docenti e ricercatori dei due atenei coinvolti che hanno deciso di aderire al progetto, entrando così a far parte di un team interdisciplinare che comprende tra gli altri bioingegneri, veterinari, medici e informatici.

Questa iniziativa è anche una risposta alla direttiva europea sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, recepita in Italia con il D.L. 26 del 4 marzo 2014. Una direttiva che, come spiegato dalla direttrice del Centro, la professoressa Arti Ahluwalia, “stabilisce che gli stati membri assicurino che, ove possibile, un metodo o una strategia di sperimentazione, scientificamente soddisfacente, che non comporti l’uso di animali vivi, possa essere utilizzato in sostituzione di una procedura sugli animali. L’implementazione della D.L. 26 richiede uno sforzo per la diffusione di informazione e formazione, in un contesto che possa favorire lo sviluppo di tecnologie sempre più adeguate per studi scientificamente validi“.